Leen e la zingara


Eileen fissava il soffitto del carrozzone già da un po’, nel buio fitto delle ore più tarde della notte. Un numero imprecisato di altre ragazze dormivano lì dentro, ma non avrebbe saputo dire quante fossero: ne sentiva solamente i respiri regolari. Si girò e notò che anche Najma era sveglia. La ragazza bruna la stava guardando e sorrideva leggermente, appena visibile nell’ombra ed anche lei avvolta nelle coperte.
«Certo che sei strana» le disse a voce bassissima. 
Eileen non capì il perché di quell’affermazione, e così Najma spiegò: «se vuoi appartarti, non è certo quello il modo, né tantomeno il momento.»
Diede una rapida occhiata alle sue spalle, per capire se le altre dormivano, e poi concluse: «domani ti spiegherò io come le devi fare, certe cose.»
La nomade dai lunghi capelli le strizzò l’occhio ed Eileen arrossì visibilmente.
«Ma io, non…» 
«Certo, certo. Non facevi niente di male, lo so» le disse Najma in tono ironico, mostrando un’aria di scaltra complicità.
Leen allora sorrise, e decise di lasciar cadere l’argomento. Nonostante le chiacchiere di Najma fossero divertenti, e nonostante si sentisse in effetti un po’ disorientata da quel bacio che l’aveva protetta da congetture più pericolose, la sua attenzione era rivolta soprattutto a quello che Glenn le aveva detto. Rimuginava su ogni parola di quella fugace ed allarmante conversazione.
«Noi due siamo amiche?» chiese istintivamente alla ragazza bruna distesa al suo fianco, mentre i suoi pensieri la portavano lontano, nel regno della preoccupazione.
La nomade ci pensò un istante, dopodiché rispose: «credo che potremmo definirci così, certo. Perché me lo domandi?»
Eileen fissava di nuovo il soffitto, distinguendolo appena. Tirò a sé la coperta mentre alcuni spifferi facevano oscillare delle tende, chissà dove, nell’oscurità del carrozzone. 
«Se dovesse succedermi qualcosa di brutto… se tu lo sapessi, me lo diresti?»
Najma tacque per un lungo attimo ed Eileen chiese nuovamente, con voce flebile: «me lo diresti?»
Ci fu ancora una pausa di silenzio.
Alla fine la zingara le accarezzò la testa e disse piano: «dormi. Penso che tu ti stia preoccupando troppo.»