Glenn si svegliò non appena fece giorno, grazie ad un raggio di sole che filtrava tra le tende del carrozzone in cui dormiva con altre cinque o sei persone. Aveva dormito buttandosi su un cumulo di coperte gettate in terra, mezzo vestito, e nell’esatto istante in cui aprì gli occhi sentì la necessità di uscire da quell’ambiente chiuso e soffocante, invaso dalla penombra e dalla puzza di piedi e corpi sudati.
Aprì la porticina e scese dal carro, socchiudendo gli occhi per abituarsi alle prime luci del mattino. Altre persone erano già in piedi nel campo nomadi e Glenn si sedette con loro su di una panca improvvisata, addentando un pezzo di pane duro e prendendo una tazza contenente una specie di brodaglia che gli zingari erano soliti preparare per colazione, e che aveva un forte sapore di latte di capra misto a cannella ed altre spezie non ben identificate e lievemente piccanti.
Si guardò intorno e vide Ash in un angolo appartato tra due carri, intento a cercare di colpire al volo dei sassolini che alcuni zingari gli lanciavano stando seduti su delle sedie. Il ragazzino si sforzava di intercettarli a mezz’aria utilizzando un bastoncino lungo poco più di un palmo, con dei movimenti che imitavano dei tagli, come se avesse avuto un’arma vera. Era lo stesso bastoncino che qualche giorno prima Glenn gli aveva lanciato senza preavviso, per vedere con quale mano lo avrebbe afferrato e stabilire se preferisse usare la guardia destra o la sinistra. Supponeva che Eileen non avrebbe approvato il fatto che stava insegnando a tirare di coltello ad un ragazzino di neanche quindici anni, ma Ash era stato così insistente che alla fine Glenn aveva acconsentito. D’altronde il coltello era considerato la spada dei poveri ed il monello ci avrebbe avuto a che fare comunque, inutile illudersi altrimenti. Visti gli ultimi risvolti della loro situazione, poi, forse era una buona cosa che il ragazzino imparasse a difendersi meglio; chissà, magari avrebbe potuto proteggere un poco anche Leen.
Glenn finì il suo latte di capra speziato e ripose la tazza all’interno della ciotola più grande in cui l’aveva presa. Si diresse quindi in direzione del ragazzino, che lo vide con la coda dell’occhio e lo salutò con un cenno, senza interrompere però la concentrazione sulla pratica con i sassolini.
«È un nuovo gioco?» chiese Glenn appoggiandosi ad uno dei carri più vicini.
«I Girovaghi dicono che è un buon allenamento, e che lo fanno fin da piccoli» rispose Ash continuando a seguire con lo sguardo le pietruzze che volavano verso di lui, aspettando il momento giusto per colpirle in aria.
«Capisco» disse Glenn. «Quando finisci mi trovi là in fondo, allora.»
Si avviò di nuovo in direzione della panca su cui si era seduto prima, soppesando la possibilità di un’altra tazza di quel latte speziato, ma Ash lo fermò.
«No, aspetta. Ho finito!» si affrettò a dire il monello, abbandonando il gioco dei nomadi e schivando in maniera distratta l’ultimo sassolino che stava volando verso di lui. Gli corse incontro e Glenn annuì, guardandosi intorno alla ricerca di qualcosa. Raccolse un pezzo di legno della lunghezza adatta dai resti di un falò della sera prima e verificò che il bastoncino servisse allo scopo, poi indicò un piccolo spiazzo libero dietro ad un carrozzone. «Vieni, ci eserciteremo laggiù.»
Raggiunsero la loro piazza d’armi improvvisata e, come avevano fatto anche nelle mattinate precedenti, si posizionarono in guardia l’uno al fianco dell’altro. Con i bastoncini di legno in mano cominciarono ad eseguire a vuoto i movimenti principali degli schermidori, così come Glenn li conosceva.
Un passo, e poi un affondo… due passi, e un affondo…
Ash imitava senza problemi ogni movenza, avanzava e si ritraeva con passi equilibrati, si spostava con facilità ed eseguiva i colpi in maniera efficiente. Glenn lo osservava con la coda dell’occhio, soddisfatto.
«Va bene così» gli disse ad un certo punto, interrompendo la pratica figurata. «Adesso sarà meglio cominciare a pensare alla strategia. Spero che tu continui ad imparare in fretta, perché ormai abbiamo solo pochi giorni a disposizione. La città di Delaw è vicina.»
Senza approfondire le motivazioni di quell'avviso riguardo al tempo lanciò un’occhiata alle sue spalle, verso il gruppetto di zingari che si erano seduti a guardarli e che stavano commentando l’allenamento riuscendo persino a fare delle scommesse, chissà in quale maniera. Glenn non gli prestò attenzione e si girò subito dall’altra parte, sollevando il bastoncino fuligginoso che fungeva da pugnale.
«Fai attenzione alla distanza, adesso» disse mettendosi in guardia ed indicando al ragazzino di fare lo stesso, davanti a lui. Ash sollevò la sua arma di fortuna e gliela puntò contro, e Glenn calcolò lo spazio tra di loro, verificando che sarebbe stato necessario un passo molto lungo affinché Ash potesse raggiungerlo al petto con una stoccata.
«Che cosa faresti, in questo caso?» domandò quindi.
«Mi devo avvicinare?» azzardò il ragazzino, in una risposta ben poco convinta.
«Sei sicuro che non ci siano altri bersagli più a portata di mano, prima?» disse allora Glenn ondeggiando l’arma improvvisata davanti a sé, come un richiamo.
Ash comprese subito l’indicazione e cercò quindi di attaccare la mano armata del suo avversario, che però la ritrasse per evitare il colpo di taglio. Vedendo questo, il ragazzino modificò il movimentò e lo abbassò, continuando l’arco che stava descrivendo in aria nel tentativo di farlo arrivare per lo meno fino alla coscia. Glenn ritrasse anche la gamba avanzata e così pure il secondo attacco andò a vuoto.
«Bene. Hai già capito» disse quindi al ragazzino. «La mano armata è uno dei bersagli più importanti, ed anche se sembra una cosa ovvia molta gente non ci pensa mai. Peggio per loro. Tu, invece, colpiscila ogni volta che è possibile, e prega sempre che il tuo avversario non usi dei guanti robusti, dei vestiti pesanti o delle protezioni di altro tipo. Con solamente un coltello comune potrebbe essere un problema.»
Ash annuì e Glenn tornò a posizionarsi in guardia, questa volta un poco più vicino. Lasciò l’iniziativa al ragazzino e questi, vedendo che ora poteva arrivare agevolmente anche ai bersagli arretrati – e non soltanto alla mano armata ed alla gamba avanzata – azzardò un affondo con l’intenzione di colpire direttamente in mezzo al petto.
Era esattamente ciò che Glenn voleva.
Lasciando volutamente a tiro e poco protetta quella zona del corpo, aveva invitato l’attacco in quel punto allo scopo di mostrare un’altra maniera di colpire la mano che regge l’arma, questa volta durante un’offensiva avversaria. Così, arretrando di un passo in maniera calcolata, si sottrasse alla stoccata di Ash e contemporaneamente colpì la sua mano armata lasciandogli un segno nero di fuliggine sul polso, testimone di un presunto taglio subito.
Ash si ritrasse, guardandosi l’avambraccio.
In quel momento udirono alle loro spalle una sorta di urlo di dissenso, accompagnato da un'imprecazione proveniente dai loro improbabili spettatori. Si voltarono e videro che uno zingaro stava passando alcune monete di rame, con fare seccato, ad un compare che ridacchiava soddisfatto.
«Non badargli» disse allora Glenn, tornando in posizione alla stessa distanza di prima. «Sei pronto?»
Questa volta, però, fu lui ad attaccare, ed il ragazzino reagì prontamente eseguendo un movimento difensivo allo scopo di deviare il colpo di punta palesemente diretto al cuore. All’ultimo istante, tuttavia, la stoccata si ritrasse ed il legnetto raggiunse invece la mano armata di Ash che tentava di parare. Glenn eseguì il colpo di taglio mentre arretrava e si portava così fuori misura. Il ragazzino si guardò di nuovo la mano destra e vide che il bastoncino pieno di fuliggine gli aveva lasciato una seconda linea scura all’interno del polso.
Di nuovo si levò un vociare concitato tra i nomadi seduti, e lo stesso di poco prima – che nuovamente stava perdendo dei soldi – gridò, tra le risate generali: «maledizione! Vedi di farne una giusta, figliolo… mi stai facendo diventare povero!»
Ash sbuffò, stizzito.
«Ignorali, te l’ho già detto. Non devi farti distrarre dalla gente: ti potrebbe costare la pelle» gli fece notare Glenn. «Hai visto che cosa ho fatto prima? Hai capito come funziona? Devi stare sempre attento alle finte, perché sono davvero un grosso problema.»
Ash si guardava ancora il polso con i segni neri, ma Glenn non aveva ancora finito.
«E pensa anche ad un’altra cosa» gli disse richiamandolo all’attenzone. «Quando sei tu ad attaccare, il tuo avversario naturalmente si sposta, si difende, e non è detto che questo sia sempre uno svantaggio. L’altro reagisce a quello che fai tu, quindi spesso puoi ingannarlo e farlo scoprire…»
Per mostrare quanto stava dicendo accennò un colpo diretto senza neanche smettere di parlare. Il ragazzo istintivamente si coprì e Glenn, con un rapido movimento del polso, scavalcò la sua difesa e lo sfiorò di taglio sul lato opposto.
«…e puoi anche invitarlo ad attaccarti in alcuni punti, se sei abbastanza in gamba, ma di questo parleremo un’altra volta.»
Detto questo si mise nuovamente in guardia ed Ash lo imitò, con lo sguardo concentrato e misurando la distanza che li separava, per rendersi conto di quello che avrebbe dovuto fare.
Glenn sorrise, vedendo che il ragazzino calcolava, mentre i nomadi mormoravano tra di loro e rimanevano in attesa.
«Riproviamo» disse quindi scattando in avanti.
Seguirono alcuni scambi di colpi più avveduti, in cui Ash tentava di prevenire non soltanto le mosse immediate ed evidenti del suo avversario, ma cercava anche di prevedere le strategie di seconda intenzione e le possibili conseguenze degli attacchi e delle difese. Non reagiva più soltanto d’istinto, ma osservava e ragionava, cercava di mantenere una distanza costante tra lui ed il suo avversario e la modificava solamente quando gli sembrava utile, invadendo lo spazio dell’altro oppure ritraendosi per andare fuori portata. Glenn era felice che il ragazzino avesse una buona inclinazione per il combattimento, poiché lui non credeva assolutamente di essere un buon insegnante ed il tempo a loro disposizione era davvero limitato.
Lo pungolò ancora per un poco, lasciandogli prendere dimestichezza con le varie finte ed i repentini cambi di direzione, ed alla fine si fermò, notando con la coda dell’occhio che i nomadi seduti lì vicino stavano ancora scommettendo sui progressi del monello. Contavano monete di rame e masticavano qualcosa, sputando in terra di tanto in tanto.
«Per oggi basta così» disse allora Glenn, infastidito dai Girovaghi che li osservavano e cominciavano a risultare rumorosi. «Continueremo domani» annunciò, avviandosi verso le panche nel centro dell’accampamento.
Ash rimase indietro e, mentre si stropicciava i polsi, lo zingaro che aveva perso più di tutti gli si avvicinò e gli diede un buffetto sulla testa, sussurrando con aria severa: «te l’ha mai detto nessuno di tenere una manciata di terra nella mano libera? Ti potrebbe servire. Pensaci, la prossima volta.»