Il sole inondava come un fiume in piena le superfici levigate delle forme marmoree disseminate ovunque nei Giardini Forensi, statue di rara bellezza che sembravano quasi dotate di vita propria tanto era stato minuzioso il lavoro degli artisti che le avevano modellate, ricercando la perfezione fin nei minimi dettagli. Eroi mitici e condottieri a cavallo se ne stavano immobili tra file di pilastri di proporzioni monumentali, attraversati spesso da venature sanguigne che ne abbellivano le strutture. Quelle figure mute ed immortali sarebbero vissute a lungo nel bianco rosato di opere magistralmente scolpite, testimoniando ai posteri la grandezza della civiltà che le aveva create. L’anziano senatore adorava passeggiare tra quelle statue, sedersi tra le fronde di piante esotiche importate da terre lontane e godersi i raggi caldi del sole a quell’ora, filtrati di tanto in tanto dai rami e dalle foglie. Aveva visto molti luoghi durante la sua vita, ammirato bellezze naturali e monumenti di altri popoli dalle culture a volte straordinarie. Aveva viaggiato in varie province del vasto Impero, conosciuto altri paesi, ma nessun posto era paragonabile a quel giardino e lui non era certo il solo a pensarlo. I Giardini Forensi erano considerati una delle meraviglie del mondo e non esisteva nessun altro luogo comparabile a quel parco sulle rive del grande fiume che attraversava la capitale dell’Impero.
Il burocrate sedeva tranquillamente su di un seggio di pietra bianca finemente decorato, con gli occhi chiusi e le mani in grembo mentre una leggera brezza gli accarezzava il volto magro, scivolando tra le rughe della fronte ed i radi capelli bianchi. Rifletteva sull’ordine del giorno, gli argomenti salienti che sarebbero stati discussi al Foro Imperiale di lì a poco, quando percepì una presenza che gli si avvicinava con passi leggeri. Il vecchio filosofo si voltò per vedere chi fosse.
«Salve a voi, nobile Darius» lo salutò una voce familiare.
«Ah, sei tu, Caer. Siediti pure, così poi mi accompagnerai al Foro quando sarà ora.»
L’uomo più giovane si sedette al fianco dell’anziano e rimase ad osservare per un po’ il grande fiume che scorreva placido oltre la balaustra, vari metri sotto di loro. C’erano barche di varie dimensioni che scivolavano lentamente su quelle acque lisce e verdastre, come foglie secche su dei pigri rivoli d’acqua piovana. Molte imbarcazioni erano provviste di baldacchini piuttosto grandi e vistosi, ovviamente per proteggersi dal sole, e le loro figure sembravano tremolare attraverso la calura inclemente di quella giornata, mitigata solo di poco dal vento e dalle fronde ombrose del parco. Oltre il fiume, l’immensa città si estendeva a perdita d’occhio e non se ne vedeva la fine.
«A volte mi chiedo se l’Impero non si stia espandendo troppo, oltre il limite del nostro controllo» commentò Caer, ed l’anziano statista seduto al suo fianco sorrise.
«Ci sono molte cose che sfuggono da tempo al nostro controllo, ed è inevitabile che sia così. Non credo sia importante avere il controllo totale: ciò che fa funzionare l’Impero è il controllo delle cose fondamentali, e questa direttiva per ora si è rivelata sufficiente.»
«Per ora» sottolineò Caer. «Ma l’Impero ultimamente sembra sottovalutare molti dettagli che forse non dovrebbero essere lasciati al caso. Mi preoccupo per le province più lontane, quelle in cui l’Impero è più debole, e per le possibili conquiste future quando verrà il momento di espandere ancor di più i nostri confini.»
Darius sospirò. «Non credo che vedrò quelle conquiste. Ormai sono vecchio, ma penso comunque di potermi ritenere soddisfatto di ciò che ho conosciuto. Vieni al punto, Caer: che cosa vuoi chiedermi?»
Il giovane statista rimase in silenzio ancora per alcuni istanti, fissando il terreno coperto d’erba ed i suoi calzari di cuoio finemente intrecciati; dopodiché alzò nuovamente lo sguardo alla ricerca dell’orizzonte e delle parole migliori.
«Si discuterà oggi la questione di alcune province minori, alcuni territori lontani che il Senato ha spesso trascurato perché considerati di scarsa importanza. Non vorrei che l’argomento fosse sottovalutato e messo da parte anche in questa seduta, poiché lo considero un errore che non favorisce di certo gli interessi dell’Impero.»
«Va avanti» disse Darius, lisciandosi il mento aguzzo.
«Vari senatori sono scontenti di come vanno le cose in alcune zone periferiche, ma sono pochi e non appartengono alle famiglie principali, quindi non osano manifestare il loro malcontento senza l’appoggio di un parere autorevole che rafforzi le loro posizioni.»
«Capisco» disse Darius. «Ma voi dimenticate che il Senato è l’organo supremo dell’Impero: chiunque al suo interno può esprimere la propria opinione liberamente; in fondo è per questo che ci riuniamo al Foro.»
L’anziano filosofo fece una pausa, come per soppesare il valore effettivo della sua affermazione. Guardando il giovane uomo dall’aria accigliata, però, seppe che la retorica non sarebbe stata di grande aiuto in quel frangente. Le rughe sulla fronte canuta di Darius parvero moltiplicarsi, quindi sospirò, appoggiando una mano sulla spalla del suo vecchio allievo. «Comprendo i tuoi timori» gli disse con fare comprensivo. «La paura può spingere al silenzio ed a cose anche peggiori, che sono sempre state il veleno della politica. Purtroppo non c’è cura per questo veleno: sai bene che non puoi accontentare tutti quando parli. Devi scegliere da quale parte stare ed esporti un poco, se vuoi ottenere qualcosa. Così facendo, è ovvio che assumerai anche i rischi che ne conseguono.»
«Mi sono trattenuto a lungo dall’esprimermi pubblicamente» disse quindi Caer, con lo sguardo fisso e ancora perso oltre il fiume. «A volte per paura, altre volte nella convinzione di essere troppo giovane e privo di peso all’interno del Senato per poter dire la mia. Ci ho pensato molto ultimamente ed ho deciso che oggi mi farò avanti, poiché le mie idee sono condivise anche da altri e sono opinioni sulle quali abbiamo discusso in precedenza.»
Il giovane burocrate si girò verso il filosofo, e dal suo sguardo traspariva chiaramente una certa dose di aspettativa. «Il nostro numero è esiguo, però, e l’argomento non è tra quelli prioritari dell’assemblea. Se la questione non susciterà un interesse sufficiente tra gli Anziani, temo che verremo messi a tacere con facilità. Sapete bene come vanno queste cose.»
Darius rimase in silenzio, pensieroso. Rifletté per alcuni istanti ed infine si alzò, tirandosi in piedi con pacata lentezza. Porse il braccio al suo discepolo ed indicò l’edificio del Foro, alle loro spalle.
«Vieni, è quasi ora. Sarà meglio avviarsi se non vogliamo fare tardi.»
Caer si alzò ed aiutò l’anziano a camminare, imboccando insieme a lui il viale che conduceva alle grandi sale del Senato. Rimasero in silenzio fino a che i colonnati del Foro Imperiale non furono vicini a sufficienza ed il vecchio senatore decise quindi di continuare da solo, ringraziando il più giovane per la gentilezza.
Darius si avviò lentamente verso la scalinata di marmo bianco e senza voltarsi aggiunse solamente: «non importa se il numero è esiguo: verrete ascoltati e presi in considerazione, come è giusto che sia. Mi auguro solo che tu abbia scelto bene le parole.»