
Il suo corpo non era più in grado di aiutarlo quando Glenn tornò in sé. Ogni cosa sembrava lontana e velata, persa in un turbine di immagini vaghe e suoni ovattati. Vedeva ombre affannarsi intorno a lui e udiva voci soffuse e distanti, come provenienti da un altro mondo. Sentì delle mani che lo sollevavano da terra e poi il tonfo sordo del suo corpo contro delle assi di legno. Non provava alcun dolore, nessuna sensazione tangibile.
Non provava più niente.
La luce sparì e sentì ancora il rumore del legno, sopra di lui, e poi i colpi cadenzati di un martello. Le voci si fecero sempre più sommesse finché non udì più nulla e si ritrovò immerso nelle tenebre più assolute. Quel buio faceva paura, mentre da una distanza incommensurabile giungeva il suono ritmico di una pala al lavoro. Cercò di urlare, ma le sue labbra erano fredde, immobili, le sue narici erano piene dell’odore umido e pungente della terra che già ricopriva le robuste assi della bara. Avrebbe pianto, se solo avesse potuto, ma i suoi occhi erano secchi e fissi, spalancati su un abisso di oscurità senza fine.
Gli avevano detto che in punto di morte avrebbe contemplato sé stesso da fuori, che sarebbe stato libero dalla carne, finalmente in pace... ma si rese conto che non era così. Le sue membra immobili erano divenute un’orribile prigione. Incubi senza nome artigliavano la sua mente perfettamente cosciente, demoni crudeli e senza volto lo tormentavano con ferocia mentre il suo corpo rimaneva inerte, gelido, gli occhi sbarrati e puntati nel vuoto.
Era ormai solo, intrappolato nel buio più assoluto.
Quel buio era terrificante come nessun’altra cosa. I suoi sensi erano in qualche modo vigili e acuti nell’immobilità delle tenebre che lo seppellivano. Avvertiva distintamente il peso asfissiante dei metri di terra che lo sovrastavano, udiva le minuscole creature sotterranee che già grattavano e si strusciavano contro le assi di legno alla ricerca di una fessura, di un’entrata. Sentiva ogni fruscìo, ogni schiocco, ogni seppur minimo rumore, escluso il battito del suo cuore.
Un terrore cieco e allucinato graffiava la sua mente in quell’attesa folle e senza scopo. La pazzia si faceva strada a passi veloci e la morte divenne un desiderio ardente ed ossessivo. Ma era ancora vivo? O forse la vita se n’era già andata e quello era l’inferno, l’eternità a cui era destinato?
La sua essenza gridò, lacerata internamente, straziata.
Giunto ormai al limite della sopportazione accolse con benevolenza l’oblio che lentamente cominciava a calare su di lui, clemente come le braccia fredde della notte.