«Si, eccellenza, tutto pronto.»
Il Grande Inquisitore si affacciò alla finestra per dare uno sguardo alla piazza sottostante. La funzione si era svolta al mattino, secondo la liturgia che accompagnava la presentazione degli accusati in forma pubblica, ed il palco del boia era stato montato soltanto alcune ore dopo poiché i riti religiosi erano rigorosamente separati dalle esecuzioni. La piazza era gremita di gente curiosa e leggermente a disagio, anche se morbosamente in attesa di assistere al tremendo spettacolo che si sarebbe presentato di lì a poco.
«Molto bene» commentò il religioso. La faccia scura dell'Inquisitore era talmente inespressiva che nessuno in tutte le Terre Conosciute sarebbe stato in grado di decifrare lo sguardo di quell'individuo tanto particolare quanto pericoloso. Tra i Grandi Inquisitori dell'Impero Tarek D'Arn era senza dubbio il più inquietante, secondo solo, forse, al Sommo Inquisitore. Così come i Giudici degli Inferi menzionati nei Testi Sacri, anche i Grandi Inquisitori erano solamente in quattro ed il loro numero doveva essere mantenuto costante; giravano per le provincie dell'Impero controllando, per il bene dei sudditi devoti, che la Vera Fede non fosse minacciata. Le loro azioni erano il pugno di ferro di Dio in terra, la protezione ultima contro l'abisso del peccato ed il male irredimibile.
«Le confessioni sono state tutte confermate?» chiese Tarek D'Arn al suo chierico.
«Ne manca una, eccellenza. Non sembra voler cedere, è molto ostinata.»
L'Inquisitore non si scompose. «Forse è innocente. Voglio vederla di persona.»
«Faccio strada, eccellenza. Da questa parte»
L'Inquisitore, preceduto dall'accolito, scese le scale che portavano alle segrete e già a metà della discesa poté udire le grida disperate della donna.
Se ne rammaricò.
Entrò nella sala e fece fermare il Mastro Torturatore con un gesto della mano. L'omone si ritrasse e l'Inquisitore si avvicinò al volto martoriato della donna, ridotto ormai ad una maschera di sangue quasi irriconoscibile. Gli occhi tumefatti di lei si mossero a malapena, ma un guizzo nello sguardo indicò che aveva riconosciuto l'Inquisitore a pochi centimetri di distanza. Poteva sentirne il respiro, la presenza, l'autorità ancora prima di vederlo. Si era aspettata quel momento e si stupì di non provare terrore al cospetto di quell'individuo tanto temuto in tutte le provincie dell'Impero. Forse la fase del terrore era già stata superata.
«Mi conosci?» chiese l'Inquisitore.
La donna fece cenno di si con un movimento del capo appena percettibile.
«Non devi aver paura. Solo chi ha colpa deve temere l'ira di Dio. So che hai resistito all'Interrogatorio, e non è cosa da poco. Da dove viene questa forza, sapresti rispondermi?»
Il chierico si mosse a disagio e spostò il peso da un piede all'altro, guardando in terra come faceva ogni volta che udiva la parola "interrogatorio" usata per descrivere un supplizio di tre giorni costellato di torture indescrivibili e crudeltà lancinanti, che erano dolorose al solo pensarci. L'Inquisitore parve non notarlo e rimase concentrato sulla donna, osservandola come se stesse guardando dentro ad una polla d'acqua stagnante per scoprire che cosa ci fosse sul fondo.
«Non sai rispondermi?»
La donna fece cenno di no, e quel movimento le costò molto sforzo e le causò altri dolori. L'Inquisitore la accarezzò sulla testa, ed il gesto sembrava realmente pietoso, quasi amorevole.
«Non aver paura, figlia mia. La tua forza è probabilmente venuta da Dio, per provare la tua innocenza ai miei occhi. Dammi solamente alcuni minuti per verificare e poi sarai liberata. Ti farò una domanda soltanto, e ti prego di rispondere sinceramente. Lo farai?»
La donna fece cenno di si, e rimase in attesa. L'Inquisitore si allontanò allora da lei e prese a scartabellare le carte sparse tra i ferri sporchi su un tavolo della sala delle torture, leggendo i capi d'accusa. Aveva visto migliaia di volte accuse di quel genere e sapeva che molte di esse erano mosse contro avversari politici o commercianti scomodi, o da uomini traditi da mogli infedeli, o con intenzioni intrise di molte altre motivazioni che miravano all'eliminazione di qualche rivale, quale che fosse la questione. Spesso le accuse erano rivolte a persone che realmente meritavano di essere punite per azioni meschine, ma per queste cose esistevano i tribunali e non erano certo situazioni che interessavano all'Inquisitore, la cui attenzione era rivolta solamente alle insidie contro la Fede. Il resto erano solo problemi di uomini tra gli uomini, e Tarek D'Arn non considerava necessario l'intervento della mano di Dio in situazioni minori, lo trovava addirittura blasfemo.
Continuò a leggere per alcuni minuti, giusto il tempo di notare che il principale accusatore era il marito, e poi ripose i documenti sul tavolo mettendoli in ordine. Si voltò e tornò lentamente verso la donna, ma tenendo lo sguardo rivolto al chierico che si guardava intorno con circospezione. Il ragazzo era al servizio dell'Inquisitore solamente da qualche mese ed ancora non riusciva ad abituarsi agli orrori che vedeva. Tarek D'Arn lo chiamò al suo fianco e gli chiese: «Nell'accusa rivolta a questa donna sta scritto a chiare lettere che parla lingue sconosciute durante la notte, e che il drago nero del peccato è stato visto volteggiare al di sopra della sua dimora. Tu che cosa ne dici?»
«Io, che cosa ne dico, eccellenza? Ehm... veramente...»
«Coraggio, mio caro Alibert. Puoi parlare liberamente.»
Il chierico si schiarì la gola, cercando di non farsi prendere dal panico e di scegliere le parole con molta accuratezza, ben sapendo che poteva andarne della sua stessa vita. Si fece quindi coraggio, e disse: «Be', a dire il vero mi sembra un poco stravagante come accusa. La questione delle lingue l'ho sentita spesso, ma questa cosa del drago, insomma... non saprei.»
L'Inquisitore si rivolse quindi alla donna martoriata e le sorrise. «Hai sentito? Il mio chierico è perplesso sul tuo caso, come puoi vedere, ed io ho considerazione delle opinioni dei giovani. Dio usa sovente i giovani come canale di comunicazione privilegiato.»
L'Inquisitore le si fece più vicino. «Ci sono condannati in queste segrete, come tu certo saprai, che per loro stessa ammissione sono colpevoli di ciò di cui vengono accusati. Si avvieranno verso il loro Atto di Fede tra poco e non soffriranno più, poiché le torture sono cessate. Infelicemente però il loro corpo è stato corrotto dal male e non può essere lasciato ad insozzare questo mondo. Sai come si svolge un Atto di Fede, vero? Dovranno essere decapitati, poiché l'anima risiede nella testa, ed il corpo verrà bruciato fino a non lasciare più traccia. Le loro teste saranno però conservate in un luogo consacrato, affinché le fiamme infernali non possano reclamare quelle anime impure che ardentemente vorrebbero reclutare tra le loro schiere dannate per muovere guerra a Nostro Signore quando verrà la fine dei tempi, così come sta scritto.»
L'Inquisitore fece una pausa, per accertarsi che la donna stesse ascoltando, e continuò: «Sono anime perse... tuttavia Dio è compassionevole e nessuno può sapere che cosa ha in serbo per noi, una volta che si sia varcata la soglia che conduce oltre la carne. I Testi Sacri dicono che persino le anime dannate possono essere redente dall'Onnipotente, dopo la morte, e salvate dall'Abisso per essere condotte verso la Vera Luce; per questo è necessario che l'Atto di Fede si compia, per il bene delle anime immortali di quei poveri fratelli caduti nel peccato. L'Atto di Fede è la loro ultima speranza di evitare i Giudici dell'Inferno, figlia mia, lo capisci questo?»
La donna si forzò a muovere la testa in un cenno affermativo, e l'Inquisitore le accarezzò nuovamente il capo coperto di sangue rappreso. «Non si deve mai avere la presunzione di conoscere la verità finché cammineremo su questa povera terra materiale e limitata. Dio solo sa che cosa ci meritiamo veramente e quindi a Lui solo rimettiamo il giudizio. L'uomo semplice ha bisogno di essere guidato per non perdersi nelle tenebre mentre l'uomo saggio, che è sempre preda del dubbio, ha anche lui bisogno più che mai della Fede che lo protegga dalle scelte pericolose.»
Tarek D'Arn si interruppe, come se stesse rievocando alcune memorie lontane; poi tornò in sé, facendo un passo indietro ed osservando la donna per intero, ridotta ad uno stato veramente pietoso. «Rispondi allora alla mia domanda» le disse l'Inquisitore. «Basta che tu faccia un cenno del capo.»
La donna annuì, sentendo un'altra fitta di dolore attraversarle la spina dorsale. L'Inquisitore giunse le mani e chiese: «Uccideresti tu stessa quegli uomini, in nome della Fede?»
La poveretta rimase immobile, allibita, e dopo alcuni istanti di riflessione che le parvero eterni annuì, accettando la terribile offerta con la mente lenta ed annebbiata dalla tortura. L'Inquisitore volle però esserne certo. «Ucciderai quegli uomini?» domandò nuovamente.
La donna nuovamente annuì.
«Ottimo. Liberatela» disse Tarek D'Arn, volgendosi verso la parete opposta ed indicando la pesantissima ascia del boia, l'oggetto più ingombrante e tremendo presente nella stanza. «Se è la Fede in Dio che ti ha fatto resistere all'Interrogatorio, la Fede in Dio ti darà la capacità di portare a termine le esecuzioni di oggi in Suo nome. Se fallirai vorrà dire che mi sono ingannato, e che non è stato Nostro Signore che ti ha reso forte in queste segrete.»
I ceppi fissati alla parete vennero aperti, ed appena libera dalle catene la donna cadde a terra in un pietoso mucchio d'ossa e carne straziata. Il chierico si mosse inconsciamente per sollevarla dal pavimento ma l'Inquisitore lo fermò con un gesto della mano. «Non dev'essere aiutata, figlio mio: Dio solamente deve sorreggerla. Se Dio è con lei riuscirà nell'intento e farà la sua parte per proteggere la Vera Fede.»
Il chierico fece per obiettare ma decise subito di tenere la bocca chiusa non appena vide lo sguardo fermo su di lui dell'Inquisitore. Non si poteva mai sapere che cosa passasse per la testa di quell'uomo terribile, capace di momenti pietosi e quasi generosi a volte, e subito dopo di crudeltà inimmaginabili in nome del Dio compassionevole. Ma Alibert era giovane e pensò che non aveva ancora una comprensione abbastanza profonda della Fede per poter giudicare correttamente ciò che vedeva, così se ne stette zitto e tenne per sé i pensieri più umani che gli invadevano la mente.
In fondo chi era lui per giudicare l'operato di un grand'uomo com Tarek D'Arn?
Tarek il Convertito, come alcuni lo chiamavano, l'uomo dalla pelle nera proveniente dalle più lontane province dell'Impero, l'uomo che era stato un feroce guerriero, un nemico che benché immerso nel peccato e nella blasfemia degli infedeli era stato capace di rinascere nella luce del Vero Dio. Chi era Alibert per giudicare un uomo che era venuto dal nulla, dalla sabbia, ma la cui Fede incrollabile aveva fatto sì che diventasse uno dei quattro Grandi Inquisitori nonostante le sue origini pagane? Tarek D'Arn era un esempio vivente del potere di Dio che supera ogni cosa, un potere che può redimere e convertire, salvare chiunque abbracci la Fede e ne sia degno. L'Inquisitore era un sant'uomo, ricordò Alibert a sé stesso, ed il chierico non invidiava certo la terribile responsabilità che gravava sulle spalle di Tarek D'Arn, e nel suo intimo provava pena per il suo mentore dall'espressione imperturbabile quasi quanto per i condannati.
In fondo chi era lui per giudicare l'operato di un grand'uomo com Tarek D'Arn?
Tarek il Convertito, come alcuni lo chiamavano, l'uomo dalla pelle nera proveniente dalle più lontane province dell'Impero, l'uomo che era stato un feroce guerriero, un nemico che benché immerso nel peccato e nella blasfemia degli infedeli era stato capace di rinascere nella luce del Vero Dio. Chi era Alibert per giudicare un uomo che era venuto dal nulla, dalla sabbia, ma la cui Fede incrollabile aveva fatto sì che diventasse uno dei quattro Grandi Inquisitori nonostante le sue origini pagane? Tarek D'Arn era un esempio vivente del potere di Dio che supera ogni cosa, un potere che può redimere e convertire, salvare chiunque abbracci la Fede e ne sia degno. L'Inquisitore era un sant'uomo, ricordò Alibert a sé stesso, ed il chierico non invidiava certo la terribile responsabilità che gravava sulle spalle di Tarek D'Arn, e nel suo intimo provava pena per il suo mentore dall'espressione imperturbabile quasi quanto per i condannati.
Si avviarono su per le scale, diretti questa volta all'uscita però, per presenziare alle esecuzioni imminenti nella piazza antistante. L'Inquisitore non poté fare ameno di notare l'inquietudine del proprio accolito e domandò: «Che cosa ti turba, figlio mio?»
Alibert rispose di getto, senza avere il tempo di riflettere, e disse impulsivamente: «stavo pensando a quella donna, in quelle condizioni... come potrà decapitare tutte quelle persone?»
«Non sono più delle persone» gli fece notare l'Inquisitore. «Hanno abbracciato il peccato volontariamente e ormai non c'è redenzione per loro su questa terra. Dovranno comparire davanti al Compassionevole e cercare la salvezza oltre la carne, e quella donna li aiuterà.»
«Si, ma... e se non ce la facesse?»
Tarek D'Arn lo prese sottobraccio: «In quel caso, si renderà necessario un Atto di Fede anche per lei.»
--- --- ---
O Inquisidor
«Tudo está pronto, Alibert?»«Sim, excelência, tudo pronto.»
O Grande Inquisidor aproximou-se à janela para dar uma olhada na praça abaixo. A função religiosa tinha sido realizada na parte da manhã, de acordo com a liturgia que acompanhava a apresentação dos acusados de forma pública, e o palco para as execuções tinha sido montado algumas horas mais tarde pois os ritos eram rigorosamente separados das execuções. A praça estava cheia de gente curiosa e um pouco agitada, ainda que morbidamente na espera para testemunhar o tremendo espetáculo que seria apresentado dali a pouco.
«Muito bem» comentou o religioso. O rosto escuro do Inquisidor era tão inexpressivo que ninguém em todas as Terras Conhecidas teria sido capaz de decifrar o olhar daquele indivíduo tão peculiar quanto perigoso. Entre os Grandes Inquisidores do Império Tarek D'Arn era sem dúvida o mais perturbador, perdendo apenas, talvez, para o Sumo Inquisidor. Assim como os Juízes do Inferno mencionados nos Textos Sagrados, também os Grandes Inquisidores eram apenas quatro e o número deles deveria ser mantido constante; percorriam as províncias do Império controlando, para o bem de seus súditos devotos, que a Verdadeira Fé não fosse ameaçada. Suas ações eram o punho de ferro de Deus na terra, a melhor proteção contra o abismo do pecado e o mal irremediável.
«As confissões foram todas confirmadas?» perguntou Tarek D'Arn ao seu clérigo.
«Falta uma, Excelência. Não parece querer ceder, é muito obstinada.»
O investigador não se abalou. «Talvez seja inocente. Quero vê-la em pessoa.»
«Indicarei o caminho, excelência. Por aqui.»
O Inquisidor, precedido pelo clérigo, desceu as escadas que o levava ao segredo e já na metade da descida podia ouvir os gritos desesperados da mulher.
Ele lamentou.
Entrou na sala e parou o Mestre Torturador com um gesto de mão. O homem grande deu um passo para trás e o Inquisidor aproximou-se do rosto espancado da mulher, agora reduzido a uma máscara de sangue quase irreconhecível. Seus olhos inchados mal se moviam, mas um brilho neles indicava que ela havia reconhecido o Inquisidor a poucos centímetros de distância. Podia sentir seu hálito, a presença, a autoridade antes mesmo de vê-lo. Aquele momento era esperado e se surpreendeu por não sentir terror na mira daquele indivíduo tão temido em todas as províncias do Império. Talvez a fase do terror já tinha sido superada.
«Você me conhece?» falou o Inquisidor.
A mulher assentiu com um movimento quase imperceptível da cabeça.
«Não tenha medo. Somente quem é culpado deve temer a ira de Deus. Eu sei que você resistiu ao interrogatório e não é uma atitude comum. De onde é que vem esta força, você poderia me responder?»
O clérigo se mexeu desconfortavelmente e jogou o peso de um pé para o outro, olhando para o chão como fazia todas as vezes que ouvia a palavra "interrogatório" usada para descrever uma punição de três dias cheios de crueldade indescritível e insuportável tortura, que era doloroso só de pensar. O Inquisidor não o notou e permaneceu concentrado na mulher, observando-a como se estivesse olhando para uma poça de água parada tentando descobrir o que estava no fundo.
«Você não sabe me responder?»
A mulher abanou a cabeça, e aquele movimento custou-lhe muito esforço e lhe causou mais dor ainda. O Inquisidor acariciou sua cabeça, e o gesto parecia realmente piedoso, quase amável.
«Não tenha medo, minha filha. Sua força, provavelmente, vem de Deus para provar sua inocência aos meus olhos. Dê-me apenas alguns minutos para verificar e então você será liberada. Irei lhe fazer uma única pergunta e, por favor, responda com sinceridade. Você o fará?.»
A mulher acenou com a cabeça, e ficou a espera. O Inquisidor então afastou-se dela e começou a folhear os papéis espalhados entre os ferros sujos sobre uma mesa da sala de tortura, lendo as páginas da denúncia. Tinha visto milhares de vezes acusações daquele tipo e sabia que muitas delas eram feitas contra adversários políticos ou comerciantes desconfortáveis, ou por homens traídos pelas esposas infiéis, ou, ainda, por aqueles que, por muitas razões, buscavam eliminar um rival não importando a relação. Outras vezes, as acusações eram destinadas a pessoas que realmente mereciam ser punidos por ações mesquinhas mas para estas coisas existiam os tribunais e certamente não eram situações que interessavam o Inquisidor, cuja atenção estava voltada apenas para os ataques contra a Fé. O resto eram apenas problemas dos homens entre os homens, e Tarek D'Arn não considerava necessária a intervenção da mão de Deus em situações de menor importância, pensava que fosse até uma blasfêmia.
Continuou a ler por alguns minutos, o suficiente para perceber que o principal acusador era o marido, e colocou os documentos de volta em cima da mesa, em forma ordenanda. Então, o Inquisidor virou-se e caminhou lentamente em direção à mulher, mas mantendo um olho sobre o clérigo que tentava desfarçar o quanto estava desconfortavel naquele lugar. O clérigo era um jovem e estava a serviço do Inquisidor a apenas alguns meses e ainda não tinha se acostumado com os horrores que presenciava. Tarek D'Arn chamou-o para seu lado e perguntou: «Na acusação dirigida à esta mulher está escrito claramente que ela fala em línguas desconhecidas durante a noite, e que o dragão negro do pecado foi visto pairando acima de sua casa. O que você acha?»
«Eu, o que devo dizer, excelência? Erm... na verdade...»
«Coragem, meu querido Alibert. Você pode falar livremente.»
O sacerdote limpou a garganta, tentando não entrar em pânico e escolher as palavras com muito cuidado, sabendo que ele poderia por em risco sua própria vida. Então tomou coragem, e disse: «Bem, para ser honesto, parece um pouco extravagante como acusação. A respeito das línguas já ouvi muitas vezes, mas essa questão do dragão, sinceramente ... não saberia dizer.»
O Inquisidor então se virou para a mulher agredida e sorriu. «Você ouviu? Meu clérigo está cético sobre o seu caso, como pode ver, e eu considero muito o ponto de vista dos jovens. Deus usa muitas vezes os jovens como canal privilegiado de comunicação.»
O investigador chegou mais próximo. «Existem condenados nestas masmorras, como você deve saber, que por própria admissão são culpados das coisas das quais são acusados . Estarão caminhando em breve para seus Atos de Fé e não sofrerão mais, porque as torturas cessaram. Mas infelizmente seus corpos foram corrompidos pelo mal e não podem ser deixados para manchar este mundo. Você sabe como se executa um Ato de Fé, certo? Deverão ser decapitados, porquê a alma reside na cabeça, e o corpo deverá ser queimado para não deixar nenhum rastro. No entanto, suas cabeças serão mantidas em um lugar sagrado, de modo que as chamas infernais não possam reivindicar aquelas almas impuras para recruta-las nas filas que desejam ansiosamente fazer a guerra contra o Nosso Senhor quando o fim dos tempos chegarà, como está escrito.»
O Inquisidor fez uma pausa para ter certeza que a mulher o escutava, e continuou: «São almas perdidas ... No entanto, Deus é compassivo e ninguém sabe o que Ele tem guardado para nós, uma vez que se cruze o limiar que conduz para além da carne. Os Textos Sagrados dizem que até mesmo as almas condenadas podem ser resgatados pelo Onipotente, após a morte, e salvas do abismo afim de serem conduzidas para a Verdadeira Luz; por isso é necessário que o Ato de Fé se cumpra, em prol das almas imortais desses pobres irmãos que caíram em pecado. O Ato de Fé é a última esperança deles de evitar os Juízes do Inferno, minha filha, você consegue entender?»
A mulher se forçou a mover a cabeça concordando, e novamente o Inquisidor acariciou sua cabeça coberta de sangue. «Não se deve nunca haver a presunção de conhecer a verdade até que ainda estejamos caminhando sobre esta terra material e limitada. Só Deus sabe o que realmente merecemos e só a Ele pertence o julgamento. O homem simples só precisa ser orientado para não se perder na escuridão, enquanto que o homem sábio, que é sempre oprimido pelas dúvidas, tem mais necessidade do que nunca da Fé para protegê-lo de escolhas perigosas.»
Tarek D'Arn interrompeu-se, como se estivesse recordando algumas lembranças distantes, e depois voltou a si, dando um passo para trás e olhando para a mulher inteira, reduzida num estado verdadeiramente lastimável. «Responda então à minha pergunta» disse o Inquisidor. «Basta que você faça um aceno de cabeça.»
A mulher concordou, sentindo outra pontada de dor atraversa-lhe a coluna vertebral. O Inquisidor juntou as mãos e perguntou: «Você mesma mataria aqueles homens, em nome da Fé?»
A pobrezinha permaneceu imóvel, atordoada, e depois de alguns momentos de reflexão que pareciam-lhe uma eternidade assentiu, aceitando a oferta terrível com a mente lenta e obscurecida pela tortura. O Inquisidor, no entanto, queria ter certeza. «Você matarà aqueles homens?» perguntou de novo.
A mulher acenou com a cabeça novamente.
«Ótimo. Liberem ela» disse Tarek D'Arn, voltando-se para a parede oposta e indicando o pesado machado do carrasco, o mais volumoso e impressionante objeto na sala. «Se é a Fé em Deus que fez você resistir ao interrogatório, a Fé em Deus lhe dará a capacidade de realizar as execuções de hoje em Seu nome. Se você falhar, pelo contrário, significará que eu estava enganado e que não foi o Nosso Senhor que te fez forte nesta masmorra.»
Os grilhões fixados à parede foram abertos, e livre das algemas a mulher caiu no chão em um lamentável monte de ossos e carne rasgada. O clérigo inconscientemente moveu-se para levantá-la do chão, mas o Inquisidor o deteve com um gesto da mão. «Não deve ser ajudada, filho meu, só Deus deve apoiá-la. Se Deus está com ela terá sucesso e fará a sua parte para proteger a Verdadeira Fé.»
O jovem tinha objeções mas decidiu manter -se de boca fechada quando viu o olhar firme sobre ele do Inquisidor. Não se podia nunca saber o que se passava na cabeça daquele homem terrível, capaz de momentos piedosos e quase generosos às vezes, e imediatamente depois crueldades inimagináveis em nome de Deus, o Misericordioso. Mas Alibert era jovem e pensou que ainda não tinha uma compreensão bastante profunda da Fé para poder julgar corretamente o que ele via; assim, então, ficou em silêncio e guardou para si os pensamentos mais humanos que invadiam sua mente.
No final, quem era ele para julgar o trabalho de um grande homem com Tarek D'Arn?
Tarek o Convertido, como alguns o chamavam, o homem de pele negra das províncias mais distantes do império, o homem que tinha sido um guerreiro feroz, um inimigo que, embora mergulhado no pecado e blasfêmia dos infiéis, teve a capacidade de renascer à luz do Verdadeiro Deus. Quem era Alibert para julgar um homem que tinha vindo do nada, da areia, mas cuja fé inabalável o tornou um dos quatro Grandes Inquisidores apesar de suas origens pagãs? Tarek D'Arn era um exemplo vivo do poder de Deus que supera todas as coisas, um poder que pode resgatar e converter, salvar qualquer um que abrace a Fé e demonstre-se digno. O inquisidor era um homem santo, recordou Alibert a si mesmo, e o clérigo não invejava nenhum pouco a terrível responsabilidade que pesava sobre os ombros de Tarek D'Arn, e em seu coração ele sentia pena de seu mentor da expressão impassível quase quanto dos condenados.
Subiram as escadas, desta vez dirigindo-se à saída, porém, para presenciar as execuções programadas na praça. O Inquisidor não pôde deixar de notar a inquietude de seu acólito, e perguntou: «Que tens, meu filho?»
Alibert respondeu espontaneamente, sem ter tempo para refletir, e disse de impulso: «Eu estava pensando naquela mulher, nas condições dela... como poderá decapitar todas aquelas pessoas?»
«Não são mais pessoas» fez notar o Inquisidor. «Voluntariamente aceitaram o pecado e agora não há mais redenção para eles nesta terra. Deverão comparecer na frente do Misericordioso e buscar a salvação além da carne, e aquela mulher irá ajudá-los.»
«Sim, mas ... e se não conseguisse?»
Tarek D'Arn segurou seu braço: «Nesse caso, será necessário também um Ato de Fé para ela.»
