Il maestro d'armi

La taverna era quasi vuota poiché le luci del giorno non si erano ancora affievolite e la gente che aveva intenzione di cenare a quell'ora si contava su una sola mano. Un forestiero però era già seduto al tavolo che si era scelto appena entrato, leggermente isolato, in un angolo a ridosso della parete vicino alla porta d'ingresso. Una spada sottile chiusa nel fodero era appoggiata al muro vicino a lui, ed un lungo pugnale dalla foggia simile gli pendeva al fianco, allacciato in piena vista. Lo zaino da viaggio era appoggiato a terra ed aveva l'aria di aver già visto molte cose, come del resto anche il suo possessore, il cui sguardo pareva osservare e soppesare tutto, forte dell'esperienza del mondo. 
La cameriera, una ragazza di forse vent'anni, si avvicinò al cliente in attesa soppesando anche lei a proprio modo. Doveva aver superato da poco la trentina, pensò la ragazza, e vestiva in maniera differente dagli avventori abituali. La pelle, i capelli, i lineamenti erano anch'essi differenti da quelli della gente del nord e la ragazza non seppe identificarli. Non aveva mai visto uomini provenienti da altre province dell'Impero e quindi era comprensibile. L'unica cosa che saltava agli occhi di lei era il bell'aspetto e la forma atletica di quell'individuo fuori dal comune, e questo le bastava. Sorrise, e cercò la maniera di non deluderlo con l'inconveniente che si era creato.
«Il cuoco ha detto che gli dispiace moltissimo, ma non sa cucinare quello che avete chiesto, signore. Però posso portarvi dell'ottima carne arrosto, la stiamo preparando proprio adesso. A detta di molti è il miglior arrosto di Tarn... che ne dite?»
Il viaggiatore la guardò senza dare troppo peso alla cosa. «Se è il miglior arrosto della città, come potrei rifiutare? Vada per la carne, allora.»
«Perfetto! Sarà pronta in un baleno!» La ragazza si sentì sollevata e si diresse di nuovo verso la cucina mentre il forestiero intrecciava le mani sul tavolo e tornava ad attendere. Ne approfittò per far scorrere nuovamente lo sguardo in giro per il locale, con fare meccanico ed esperto come chi è abituato a controllare di continuo gli ambienti in cui si trova. La taverna era spaziosa e ben tenuta, con panche di legno e tavoli disposti in maniera ordinata, lampade ad olio ancora spente ed un grande candeliere sospeso al centro della sala - un grande cerchio di ferro battuto ancorato al soffitto che dava l'idea di essere pesante e poco usato, forse solo una decorazione - posizionato proprio al di sopra delle teste dei quattro avventori che erano entrati in quel momento e si erano diretti ai tavoli centrali, esattamente quelli che lo straniero evitava sempre. Le ultime ore di luce serale entravano dalle finestre come lunghe lame diagonali e facevano risaltare i minuscoli granelli di polvere sospesi al loro interno, che fluttuavano nell'aria come piccoli pesci irrequieti.  
Il piattò apparve quasi nello stesso momento in cui un soldato di mezza età e dai baffi brizzolati apriva la porta del locale ed entrava con aria circospetta, estremamente fuori luogo in alta uniforme e con l'elmo sottobraccio. Si guardò intorno ed individuò in pochi istanti la persona che cercava.
«Sono forse in ritardo?» chiese l'ufficiale avvicinandosi al tavolo dello straniero. 
«Nient'affatto. Accomodatevi.»
L'ufficiale si lisciò i folti baffi, sedendosi. «La carne è ottima qui, dicono che...»
«Il miglior arrosto di Tarn, si, ho sentito. La cena la pagate voi, se non vi spiace.»
Il soldato ignorò il sarcasmo. «Mi pare giusto. Dopotutto sono io che vi ho invitato e l'etichetta va sempre rispettata» rispose senza scomporsi.
«Vorrete perdonarmi se comincio senza di voi comandante, ma sono in giro per la città da stamattina e non ho ancora toccato cibo. Se volete favorire, comunque, servitevi pure.»
«Non ho intenzione di cenare ora, quindi mangiate tranquillamente senza di me. A dire il vero ho poco tempo e vorrei andare dritto al punto della questione.» 
«Sono tutto orecchi.»  
Il forestiero cominciò a mangiare, poi senza guardare il suo interlocutore aggiunse: «mi sembrate a disagio, però. Qualcosa non va?»
Il comandante abbassò la voce, guardandosi intorno. «Questa non è una conversazione ufficiale, e l'uniforme che ho indosso dovrebbe già dirvi che non dovrei trovarmi qui con voi, in una taverna, se è che mi capite. Volevo però essere il primo con il quale scambierete due chiacchiere, così vi ho mandato a chiamare da un uomo di fiducia prima che lo facesse qualcun altro. La questione mi sta abbastanza a cuore.»
«Capisco. Siete un nemico delle sorprese, in sostanza.»
«Più o meno questo. In verità sono qui per facilitarvi le cose. Ascoltate e poi decidete da voi se non ho ragione.» Il comandante si accomodò sulla sedia e si abbandonò sullo schienale con lo sguardo fisso nel vuoto, scegliendo le parole da dire.
«Per farla breve, la situazione è la seguente. Il reggente ha da tempo espresso il desiderio di far educare suo figlio da maestri rinomati in varie discipline, e lo sta già facendo. Vuole anche farlo addestrare nella scherma, e non è certo un mistero che voi siate uno dei più indicati per quel che riguarda questa materia. Sanno che siete in città e vi cercheranno a breve, non dubitate...»
Fece una pausa significativa, come per sottolineare le parole che aveva appena pronunciato. Se anche sortirono qualche effetto, però, il giovane non lo diede a vedere. 
Il comandante si fece più vicino. «Sono qui per avvisarvi che non sarebbe saggio da parte vostra rifiutarvi di accettare la proposta del reggente, quando arriverà. Qui al nord la gente importante si offende facilmente e reagisce male quando viene contrariata... la prende sul personale, se è che mi capite.»
«Certo, capisco» commentò il maestro d'arme, senza alzare gli occhi dal piatto. 
«Non sarebbe saggio neppure cercare di negoziare» aggiunse il comandante, «soprattutto se si trattasse di  una situazione pubblica. Negoziare o commentare la proposta in pubblico, sia con il reggente in persona, sia con qualcuno dei suoi stretti collaboratori, sarebbe davvero una pessima idea. Per il vostro bene volevo assicurarmi che lo sapeste ora, e non dopo, quando non potrei fare più niente per voi.»
Il soldato sembrava sinceramente preoccupato, soprattutto per l'assenza di reazioni del suo interlocutore, che pareva più concentrato sul cibo che sulla conversazione. Il comandante si chiese per un attimo se il giovane fosse davvero lo spadaccino formidabile che la sua fama indicava, figlio d'arte e mentore di più d'un rampollo della nobiltà istruito nell'uso della spada. Si era aspettato un personaggio dall'aspetto austero, simile al padre, ma ricordò anche a sé stesso che l'apparenza non rivela sempre quel che dovrebbe, quindi deglutì a vuoto e proseguì.
«Ho conosciuto vostro padre ed ho avuto il privilegio di studiare il suo trattato in una delle copie conservate a palazzo, era un personaggio fuori dal comune e so che voi non siete da meno, quindi vi tratto con lo stesso rispetto che riserverei a lui. So della vostra presenza qui nei Feudi del Nord già da un po' di tempo, e come lo so io lo sanno anche altri. Ho voluto incontrarvi per primo, ora che siete nella capitale, per sapere quali esigenze avete ma più che altro per mettere in chiaro subito le regole del gioco in cui vi trovate. Quando verrete chiamato per vie ufficiali mi assicurerò che vi siano proposte le condizioni che mi direte ora, così eviteremo imprevisti e commenti di qualsiasi tipo al momento sbagliato e con la persona sbagliata. Accetterete l'offerta e non ci saranno sorprese. La mia intenzione è di garantirvi una permanenza il più gradevole possibile qui a Tarn e fare in modo che possiate svolgere il vostro compito in maniera accettabile.»
Il comandante rimase in silenzio poiché aveva esaurito gli argomenti e non sapeva più cos'altro dire. Il forestiero alzò lo sguardo sull'ufficiale inarcando un sopracciglio, ma continuò a mangiare senza commentare niente. Quando il piatto fu ben ripulito fece cenno alla cameriera, e la ragazza si avvicinò prontamente.
«Avreste per caso dell'altra birra scura, come quella del boccale precedente?»
«Certamente! Arriva subito.» 
La ragazza corse via ed il giovane maestro d'armi si decise finalmente a considerare il da farsi.
«Dato che siete qui per negoziare, e dato che al momento io sono in cerca di una sistemazione, non vedo alcun motivo di preoccuparsi con possibili rifiuti. Per me non fa differenza con chi lavoro, sapete, e mi sono già trovato in situazioni simili. Se sono venuto qui è esattamente perché cercavo un impiego di questo tipo, quindi tranquillizzatevi e vedrete che non accadrà nulla di male, e di certo niente che io non mi aspettassi già. È curioso come i governanti ed i personaggi di potere siano prevedibili nelle piccole cose, e come gli schemi siano ripetitivi, soprattutto nelle parti sgradevoli. Ad ogni modo, le mie condizioni sono sempre le stesse: cento scudi al giorno, e la vostra parola che non mi verranno affibbiati incarichi extra all'infuori della mia funzione. Ci tengo a ricordare che non sono un soldato, non combatto su richiesta e non uccido su commissione, non importa il motivo o il compenso. Cento scudi al giorno, la vostra parola d'onore, e possiamo considerarci d'accordo.»
Il comandante si lisciò nuovamente i baffi, pensieroso.
«Ah! Un'altra cosa. Non verrò ospitato in caserme o luoghi simili, se è quel che pensavate di propormi. Il vitto e l'alloggio sono per mio conto, nel luogo che sceglierò qui in città. Voi mi dovete solamente i cento scudi giornalieri, il resto è affar mio.»
«Se foste ospitato a palazzo sarebbe più sicuro, però, con il lavoro che fate potreste favi facilmente dei nemici ed essere esposto a brutti incontri. Mi preoccupo per la vostra protezione.»
«Anche quella è affar mio, non temete. Le condizioni sono quelle che vi ho detto.»
«Bene. Vedrò cosa posso fare, come promesso. Penso che non dovrebbero esserci problemi, comunque.»
«Affare fatto, allora. Questa locanda ha delle stanze per la notte, al piano di sopra, quindi credo che mi ritroverete qui domani, e forse anche nei prossimi giorni, ma non datelo per certo. Non ho ancora verificato se l'arrosto è realmente il migliore della città e mi pare un argomento che debba essere approfondito. La birra scura comunque è buona. Rimanete per un bicchiere?»
«Non mi pare il caso.»
«Come preferite. Dopotutto voi non dovreste essere qui, quasi me ne dimenticavo. Con tutta probabilità questa conversazione non è mai avvenuta, suppongo.»
«Acuta supposizione.» 
Il comandante si alzò e lasciò sul tavolo un sacchetto di cuoio che tintinnò in maniera inconfondibile. «Questo dovrebbe bastare per l'alloggio di una settimana, ma con certezza sarete invitato a palazzo molto prima, non dubitate. Farò in modo che le vostre condizioni vengano garantite e che non ci siano imprevisti. Quando verrà il momento dovrete solamente fare l'inchino al reggente ed accettare la proposta.»
«Ci vedremo a palazzo per l'inchino, allora.»
«Senz'altro.»
Quando il secondo boccale di birra arrivò, l'anziano soldato se n'era già andato.
«La carne era di vostro gradimento?» chiese la ragazza, gioviale.
«Era eccezionale davvero, proprio come dicevi tu. Volevo chiederti se avete una camera disponibile per passare la notte, ed anche dove posso lasciare il mio cavallo.»
Il sorriso della ragazza parve allargarsi più del solito. «Di camere disponibili ne abbiamo più d'una, il prezzo varia di poco ma alcune sono molto migliori di altre, e presentano vari vantaggi. La numero 3, per esempio, è la più luminosa di tutte, e non si affaccia sulla strada principale che di notte è sempre rumorosa. Potrete dormire tranquillo. È un'ottima stanza davvero, ed è libera al momento.»
La ragazza sorrise di nuovo, con aria maliziosa. «È proprio accanto alla mia.»